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Intervista a Claudio
Colaone
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(a cura di
Antonella Tamos e della
3^C-1997/98)
Domanda: Parlaci del tuo passato come artista
Risposta: La passione
della pittura l'ho sempre avuta, fin da piccolo. Però dipingevo così, senza
consapevolezza... . Da giovane avevo due passioni: quella della musica e quella della
pittura e, più o meno fino a ventisei anni, avevo sia la passione della pittura che
quella della musica. Nell '86 ho deciso di dipingere e di fare lo scultore, però
accompagnando questa attività con la musica, suonavo il sax. Suonavo anche musica da
ballo nelle discoteche e nelle sagre fino al '94 quando ho abbandonato completamente la
musica e mi sono dedicato solamente alla pittura e alla scultura. Sono dunque 4 anni che
faccio questa attività.
D.: Quante ore dedichi al giorno per creare le tue
sculture?
R.: Siccome faccio solo questa
attività, lavoro dalle cinque alle sei ore al giorno.
D.: Com'è organizzato il tuo
studio?
R.: Il mio studio è abbastanza grande,
nel senso che è una vecchia stalla. E' lungo 18 metri e diviso in 3 sezioni:
metà è occupata dall'esposizione delle opere, c'è un angolo con gli attrezzi, il
banco per lavorare metallo, ferro, legno , ... tutti quei materiali. Nell'altra zona ci
sono più o meno i colori, il cavalletto, ... quindi è diviso in 3 zone, più una zona
centrale dove ci sono grandi tavoli su cui metto i fogli e il materiale vario.
D.: Mentre lavori ascolti
musica ?
R.: Sì, ascolto musica.Ultimamente non
tanto, perché mi piace lavorare anche col silenzio . Anni fa' ascoltavo molta più
musica, adesso posso passare anche giornate senza accendere l'impianto; però l'unica
musica che ascolto, ultimamente, è quella giapponese, indiana e flamenchi .
D.:(Perché ?)
R.: Perché la musica indiana mi è
sempre piaciuta, da quando avevo 10 anni. Il flamenco perché sono innamorato dell'
Andalusia e del tanto tempo passato a Siviglia; mi piace il flamenco: vederlo ballare e
vederlo suonare, sentirlo suonare. La musica giapponese è una scoperta degli ultimi anni,
perché una mia amica ha una cognata giapponese e mi ha dato cassette della loro musica:
mi ha entusiasmato, perché è minimale. Ha pochi suoni e "giusti",
"giusti" come piacciono a me, calibrati; poi c'è tanta pausa, nel senso che è
una musica che lascia tanto spazio al silenzio e alle pause, ai vuoti .
D .: Quali tematiche sviluppi
nelle tue opere?
R.: Le tematiche sono varie. Nelle
sculture il tema principale è la ricerca sulla materia e l'accostamento di materiali
diversi: per esempio rame e legno. Ultimamente sto lavorando con legno, alluminio,
acciaio, cemento, ferro... Poi la mia ricerca è continua su un piano di cromatismi,
perché i legni vengono tanto dipinti. Quindi: una ricerca di giochi cromatici, e poi
altre tematiche. Come suggestione mi ispiro tanto alle forme della natura, come può
essere una conchiglia, una foglia, e cose simili, ma non proprio dal punto di vista
dell'imitazione, non è che copi una foglia. Quello che mi piace copiare dalla natura non
è tanto la forma, quanto l'energia che ha un oggetto: per esempio la conchiglia è un
oggetto della natura, però quello che mi piace della conchiglia è la spirale, l'energia
interna. A me dunque piace copiare l'energia che hanno gli oggetti che ci sono in natura.
Per quanto riguarda gli altri temi ...beh , i miei unici temi figurativi sono le ballerine
e gli uomini primitivi .
D.: A che cosa ti ispiri
quando realizzi le tue opere astratte ?
R.:Non a qualcosa in particolare, ma a
qualcosa di abbastanza vago; più che a forme mi ispiro a energie, mi piace per esempio l'
energia del cerchio, della spirale. Più o meno utilizzo una tecnica abbastanza semplice,
nel senso che ho degli schemi. Per esempio, negli ultimi tempi uso uno schema abbastanza
simile per tutte le sculture: ci sono una riga centrale o un modulo centrale, con i vari
moduli laterali ... Appunto gioco su questi temi, ultimamente.
D.:Quali sono le tecniche e i
materiali che usi ?
R.: I materiali, come dicevo sono:
legno (di solito compensato, di faggio o di pino), metalli (come ferro, acciaio, rame e
ultimamente l'alluminio), cemento, stucchi, colori acrillici e ad olio, terre ed ossidi.
Nelle sculture uso molto i colori ad acqua, gli acrillici, mischiati con certi colori
all'alcool, perché assieme formano degli effetti particolari che adopero per dipingere le
sculture; le tele e gli altri disegni li faccio coi colori acrillici, ad acqua; con le
carte uso una tecnica più o meno che ho sperimentato: si fa in tre passaggi ed è un mix
di colori all'acqua, all'olio e terra, in vari passaggi.
D.: Questo per quanto riguarda
i materiali. E le tecniche ?
R.:Non sono tecniche accademiche, me ne
discosto abbastanza anche se le conosco bene: quella classica, quella delle tempere,
quella delle tempere grasse, all'olio, ecc. Io non sono tanto accademico, uso tecniche
"inventate", anche se so di non aver inventato niente in quanto anche altri le
avranno sicuramente usate. Praticamente si tratta di prendere i colori all'acqua,
all'alcool o all'olio e stenderli su una superficie che può essere di carta o di tela, ma
invece dei pennelli uso altri materiali come pezzi di legno, polistirolo, la cazzeruola o
pezzi di ferro.
Per esempio, per realizzare le opere come "Cape", "Polinesia",
"Vortice" e la "Spirale" ho usato queste tecniche. "Cape",
parola friulana che significa conchiglia, è stata fatta in compensato piegato a caldo,
cioè messo nell'acqua bollenet, poi piegato pian piano e lasciato seccare. I colori sono
all'acqua e all'alcool e la particolarità di questa scultura è che è modulabile, nel
senso che si appende al soffitto e non ha una forma particolare perchè ognuno può
metterla come vuole: può fare una conchiglia, una doppia conchiglia, un semicerchio o un
cerchi grandissimo. Anche "polinesia" è in compensato; la tecnica è la stessa
di quella precedente, ma qui ci sono anche stucchi oltre ai colori all'acqua. Questa è la
prima di una serie di tre "Polinesie", tutte opere ispirate ai Mari del Sud. La
Spirale che è dello stesso periodo è ispirata al tema della spirale, dell'energia; la
tecnica è sempre la stessa: acrilico, stucchi, colori all'alcool su compensato. La
scultura in ferro, fatta nel '95, è uno sviluppo della "Cape", cioè la
conchiglia realizzata in legno. La tecnica modulabile è sempre la stessa, solo che
permette di fare cerchi completi e non semicerchi, comunque anche questa si può modulare
come si vuole. A differenza delle altre, questa è una scultura da esterno.
D.:Hai già portato le tue
opere all'estero?
R.: Le ho portate in Olanda: con degli
amici nel '91ero ospite in un festival d'arte e abbiamo portato un'installazione
realizzata in tre. In seguito, all'estero, sono andato in altri posti, per esempio a
Basilea. Lo scorso anno a Berlino ho eseguito tre pitture, però su commissione. Sono
andato là a dipingerle: due cupole e una parete. Si può comunque dire che inizio adesso
con l'estero. Dovrei tornare a Berlino, in Cina in agosto e poi in aprile dovrei andare a
New York.
D.: Quali opere vendi
di più?
R.: Ultimamente vendo più sculture
perché sono più scultore che pittore, nel senso che faccio anche pittura però... 60%
faccio scultura e 40% faccio pittura. La pittura è più facile da vendere perché costa
di meno ed è più piccola, però ultimamente ho più attenzioni per le sculture .
D.: In questi anni hai venduto
molte opere ?
R.: Negli ultimi 4 anni abbastanza, nel
senso che riesco a vivere tranquillamente con quello che vendo. Direi abbastanza,
sì.
D.: Fai opere su commissione e
chi compra le tue opere?
R.: Sì , su commissione faccio una o
due opere all'anno, per lo più pitture e murales. Di solito chi compra le mie opere sono
giovani; poiché le opere sono strane, sono più rivolte a una clientela giovane, ma
questi hanno pochi soldi. Comunque anche alle persone di media età piacciono i miei
lavori.
D.: Qual'è il valore
artistico delle tue opere?
R.: Per me valgono tanto, ovviamente
perchè le ho fatte io. Il valore artistico è relativo, perchè sta nel fruitore, cioè
in chi osserva l'opera, dare un valore. Infatti se un'opera viene guardata da una persona
e la sua reazione è di freddezza, naturalmente il valore è zero; invece, se riesce a
dare qualcosa, in bene o in male, allora ha un valore. La grandezza del valore sta appunto
nelle sensazioni che riceve il fruitore.
D.: Hai sempre avuto l'idea di
fare l'artista ?
R.: No, da piccolo volevo fare il
prete, poi dalle medie volevo fare l'ingegnere, dopo ho incominciato a suonare e a
dipingere, però non ero consapevole, infatti ho studiato nel Liceo Scientifico, dopo i 24
anni ho capito che da "grande" avrei fatto il "pittore".
Biografia
Claudio Colaone, giovane artista friulano, vive e lavora in un paesino di
campagna vicino a Codroipo (UD). Dal 1988 ha realizzato diverse esposizioni sia in Italia
(Friuli, Firenze, Milano, Brescia) che all'estero (Olanda, Germania, Svizzera).
Da una recensione sul numero 0 della rivista Usmis: «Claudio Colaone costruisce e
decostruisce superfici d'emozioni. Territori vasti dove l'occhio si perde e dove ci si
può e ci si deve perdere. Distruggere gli strumenti e viaggiare senza riferimenti,
scoprire nuovi mondi. Questo è il percorso di Claudio che, partito da una figuratività
mitico-archeologica, si è elevato dall'alto, dal vuoto più assoluto. Non ci sono più
riferimenti, nord sud est ovest, 50 anni fa o fra 1000 anni, la Mongolia, i popoli
primitivi, il flamenco, Mishima, niente di tutto questo e tutto questo insieme, senza
epoca e cultura. La minimalità è una sua costante. Si ripetono con ritalità i segni, i
tagli, le gocce, gli elementi, le forme di legno, di ferro, di rame... ma è ripetizione e
differenza, sacralizzazione della singola azione, perchè ogni volta è una dimensione
nuova, una nuova emozione.»
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