La
popolazione del Friuli Venezia Giulia è costituita da diversi ceppi
etnici, dislocati in zone abbastanza ben definite sul territorio,
ma interagenti a tal punto da aver costituito nel corso dei secoli una
cultura di base unica.
A iniziare
dal 300 a.C., su una consolidata base celtica, si
insediarono vaste aree di latini e, in via definitiva, i longobardi.
Gli slavi, presenti nelle parti orientali della regione,
ripopolarono le zone del Medio Friuli abbandonato a causa delle invasioni
ungare; ed intorno all'anno 1000 si giunse alla situazione etnica
rappresentata schematicamente nella cartina qui riportata.

Nei
secoli tutte queste genti hanno convissuto proficuamente, dando origine ad
una terra in cui si integrano perfettamente le grandi stirpi latina,
germanica e slava.
Il
Patriarcato di Aquileia, elemento fondamentale nella storia della regione.
La storia
del Friuli Venezia Giulia è abbastanza complessa, ma una delle
caratteristiche più evidenti è l'impronta unitaria che il
Patriarcato di Aquileia ha dato alle varie popolazioni nel momento
del suo consolidamento etnico-culturale.
E' sotto
questo patriarcato, infatti, che nacquero: una lingua comune (il ladino)
ed una coscienza nazionale; un insieme di valori di estrazione
cristiana/celtico/germanica fondati sulla "sopravvivenza attraverso
la tenacia, il sacrificio, il lavoro e la giustizia; un forte senso
dell'autonomia ed un forte senso dell'autorità. Nemmeno le dominazioni
veneziana ed asburgica riuscirono a modificare quest' impronta.
La
disposizione geografica della regione, marginalmente disposta a
nord-est dell' Italia, ha avuto grande rilevanza nella sua storia.
L'appartenere a stati differenti (con interessi differenti) non ha
influenzato il suo sviluppo economico e civile, che è stato determinato
dall'autorità effettivamente presente sul territorio. E l'autorità che
più di ogni altra ha dominato la regione è stata il Patriarcato di
Aquileia (per circa 700 anni). Ufficialmente al governo del Friuli dal
1077 al 1420, in realtà ebbe influenza sulle popolazioni fin dal 500
(dopo il passaggio degli Unni) e lo stesso Carlo Magno concesse piena
autonomia al clero di Aquileia, ufficializzandone l'autorità nel 792.
In quel
periodo della storia gli imperatori, i re ed i feudatari si combattevano
tra di loro ed in giro per l'Europa scorazzavano popolazioni armate come
gli Ungari. Ed il Patriarcato di Aquileia era l'unico organismo che poteva
dare i servizi primari alla popolazione ed esercitare una certa autorità
su di essa. Anche in seguito, quando il Patriarcato cedette il potere
amministrativo, in parte, al Conte di Gorizia e dopo, completamente, alla
Repubblica di Venezia nel 1420; in realtà continuò ad operare moralmente
e culturalmente sulle popolazioni del Friuli ancora per un secolo. La
Repubblica di Venezia non s'interessò molto del Friuli, considerandola
più come una "zona cuscinetto" nei confronti di Turchi ed
Asburgo e come fonte di tasse e legname, di cui era ricca. Fino a chè,
nel 1600, in gravi difficoltà economiche confiscò e svendette a veneti e
lombardi le terre locali.
La regione non
conobbe il Rinascimento, a causa dell'eccessiva frammentazione
amministrativa sul territorio. Nel 1400 c'erano 150.000 abitanti ripartiti
in 10 giurisdizioni religiose, 3 podestarie, 9 capitaneati, 19 gastaldie e
39 castellanie; ed una conseguente litigiosità tra le parti che non
portò mai alla fase pre-rinascimentale delle signorie (dal 1300 al 1500)
nè, quindi, al Rinascimento (1500-1700).
Soltanto con
l'Illuminismo il Friuli-Venezia Giulia si
risollevò, con una vera e propria esplosione di iniziative
economiche e culturali. E dopo le grandi guerre, con un nuovo assetto
europeo ed una riconosciuta autonomia regionale, la popolazione locale ha
portato queste terre al livello di quelle europee più avanzate.