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Istituto Comprensivo
"Giosuè Carducci" |
D. Ci parli della storia della sua famiglia e di come mai è venuta a vivere a Lignano. La famiglia di mio marito è venuta a Lignano nel ’37. Mio suocero ha comperato dei terreni a Lignano ed erano terreni agricoli. Molta sabbia, c’erano le pinete molto basse. Allora c’erano 4 mezzadrie, case coloniche con delle famiglie numerose che lavoravano quei campi che avevano intorno alla casa. I nipoti e i pronipoti di queste famiglie vivono ancora a Lignano e sono i Zanatta, i Fanotto, i Bidin, i Moro, i Valeri e i Battistella. Quando mio suocero è morto, queste proprietà sono state divise: quattro mezzadrie verso la punta di Lignano sono diventate di proprietà della sorella di mio marito, le altre due, verso ovest, erano di mio marito. Io, pur essendo a Lignano, non ho cominciato ad occuparmi di turismo, ma di agricoltura. Al principio mi sono trovata un po’ imbarazzata perché, essendo cittadina, conoscevo molto poco della vita dei campi e mi sono iscritta ad un corso di agricoltura per corrispondenza. Questo mi ha permesso di conoscere alcuni termini che sentivo e che non capivo. Poi mi sono interessata per seguire il lavoro effettivo dei contadini, soprattutto quando c’era la trebbiatura: allora bisognava alzarsi alle quattro del mattino, si faceva colazione con loro e qualche volta a metà mattina si beveva anche la grappa; il frumento veniva trebbiato, si calcolavano e si pesavano i sacchi che erano circa di 80 Kg e si lavorava per tutta la giornata fintanto che non si portavano nel magazzino. Così per alcuni anni mi sono occupata di questo lavoro per tutte e sei le mezzadrie; dico 6 perché prima erano 4 e poi 2 case coloniche, quella di Valeri e quella di Bidin, sono state costruite da mio suocero: erano nuove e non erano quelle che lui aveva trovato quando aveva comperato. Una delle fonti di guadagno che c’erano a Lignano e di cui forse poco ci si ricorda, erano i bachi da seta: in giugno i contadini andavano a comperare le piccole larve e le portavano in soffitta, davano loro da mangiare le foglie di gelso triturate fin che erano piccoli. Bisognava dar da mangiare spesso perché erano voracissimi, facevano una confusione del diavolo e puzzavano tremendamente. Era un lavoro estenuante, ma corto e ben retribuito che era destinato di solito alle donne della famiglia, le quali poi con quei soldi facevano la dote alle figlie: questo succedeva praticamente fino a 60 anni fa. La terra dava frumento, granoturco, barbabietole, colza, radicchione, dovevamo lottare con la grande calura, perché adesso di parla del gran caldo, ma io ricordo che avevamo dei periodi di calura enormi, mancava l’acqua e bisognava con dei mezzi primitivi bagnare questi campi. Bisogna immaginarsi una Lignano di allora senza Lignano Pineta: Lignano Pineta non esisteva, c’erano soltanto alberi e qualche strada che veniva percorsa dai cacciatori (era un paradiso per i cacciatori). Pochi erano i turisti: qualcuno veniva da Udine. C’erano altri agricoltori, come la famiglia Piccoli, la famiglia Caoduro, i Rigon, i Gaggia che, se non erro, avevano il terreno dove ora c’è Lignano Pineta, comunque il nucleo di Lignano era di Andretta, Caoduro e Piccoli. Mio suocero aveva fondato una ditta di importazione di frutta e verdura a Monaco di Baviera, che esiste tuttora e l’altranno ha festeggiato i cent’anni, perciò mio marito è nato ed ha vissuto a Monaco di Baviera, sempre rimanendo italiano, figlio di madre piacentina e papà padovano; io invece sono venuta da Trieste e mi sono trovata a Lignano durante la guerra perché ero sfollata da Trieste.
Non c’è stata una linea netta, perché ad un certo momento si continuava a seguire la campagna e in certi momenti ci si occupava di altro. Per esempio ad un certo punto è sorto il campeggio, ma questo non impediva che ci si occupasse anche di altro. Poi un po’ alla volta c’era la richiesta di terreni e se ne vendeva qualche pezzo; poi quando il terreno veniva venduto cessava l’attività agricola. Penso fino al ’60 e anche oltre in qualche zona.
Non è che hanno deciso dall’oggi al domani adesso facciamo un campeggio. C’erano dei campeggiatori, tre o quattro famiglie che avevano deciso di venire a parcheggiare in modo selvaggio vicino alla nostra casa che era isolata in mezzo ad una pineta bassa. I primi campeggiatori arrivavano con la propria auto ed erano soprattutto austriaci e tedeschi. Siccome noi sapevamo parlare anche tedesco, allora venivano e ci chiedevano pane, acqua e noi gliela davamo. Finché erano limitati a 4 o 5 persone in ogni tenda, la cosa andava perché non c’erano gabinetti; ma l’anno successivo per le Pentecoste sono venuti in massa e hanno massacrato la pineta, noi eravamo disperati e non sapevamo cosa fare, così siamo andati all’Azienda di Soggiorno che aveva anche funzioni di “Comune”, il segretario era come il Podestà; ci siamo rivolti al signor Tami e gli abbiamo chiesto come avremmo potuto salvarci ed è stata un’idea sua, ci disse “ma, poiché avete quel terreno (che allora si chiamava “Abissinia” perché era selvaggio, c’erano vipere, tartarughe, per entrare bisognava togliere i rovi), sistemate e fate un campeggio”. Abbiamo provato e così il campeggio è sorto per caso. Poi, e questa è una caratteristica di Lignano, senza pubblicità, ma da voce a voce, ogni anno venivano sempre più turisti, sicché fummo costretti costruire più gabinetti: all’inizio avevamo messo due docce e quattro bruttissimi gabinetti che si usavano nelle stazioni. Oggi i turisti desiderano avere un servizio da cinque stelle, pur pagando la tariffa del campeggio!
Ho detto come è incominciata: all’inizio abbiamo messo su qualche gabinetto prefabbricato. Poi dai prefabbricati siamo passati a dei gabinetti veri e propri: parlo dei gabinetti perché in un campeggio è la cosa più importante, devono essere molti e sempre puliti. Del resto poi si offre il terreno, si offre la sorveglianza, quella volta non si offriva altro. I turisti sono venuti, come dicevamo prima, senza fare della reclame, soltanto passandosi la parola; questi primi campeggiatori erano austriaci e venivano anche da Vienna in bicicletta, con dei trabiccoli incredibili, erano soprattutto quelli che erano stati in Italia durante la guerra e volevano poi rivederla, con pochissimi soldi. Mi ricordo un episodio: c’era una famiglia che veniva da Vienna, lui in guerra aveva perso un occhio, e tutti i bambini in bicicletta; si portavano dietro il pane, le vettovaglie e per mantenerle fresche le mettevano sotto terra, ma se veniva una pioggia dovevano tornare a casa perché non avevano più da mangiare. Mi chiedevano sempre che cosa dovevano pagare, ma io non avevo coraggio di domandare soldi: questi erano proprio fra i primissimi. Questa era una parte dei campeggiatori, poi c’erano quelli che avevano fatto una scelta di vita, diremo, libera, erano soprattutto svizzeri, molti danarosi che venivano con bellissime macchine. Poi è andato avanti automaticamente: venendo ogni anno più gente, abbiamo dovuto costruire più servizi, docce, acqua calda. Adesso la richiesta è enorme: le animazioni, le piscine (adesso ne abbiamo tre e una per i bambini), l’animazione rivolta soprattutto allo sport, la sicurezza, la tranquillità, il silenzio. All’inizio non c’era ancora la canalizzazione e c’erano delle vasche, che naturalmente poi si riempivano e mio marito era addetto allo svuotamento e tutto veniva portato in campagna perché serviva da concime, infatti la campagna c’era ancora. Poi alcuni dei contadini sono andati via, ma noi abbiamo continuato prima piantando un meleto, poi pesche, poi pioppi, fino a pochi anni fa avevamo ancora le mucche, adesso abbiamo i cavalli.
E’ un po’ diversa rispetto una volta, però noi cerchiamo al massimo di mantenere al campeggio la caratteristica dello sport, dell’aria aperta. Ci sono due tipi di campeggiatori: ci sono quelle famiglie che vengono per risparmiare altre perché vogliono vivere senza la cravatta, senza impegni di alberghi. I campeggiatori sono molto più simpatici di quelli che vanno negli alberghi, perché negli alberghi bisogna guardare la toelette, bisogna parlare di cose fatue, mentre invece i campeggiatori sono spontanei. I giovani oggi sono piuttosto vivaci e noi abbiamo trovato un sistema: una parte del campeggio è riservata alle famiglie, e una parte agli “scapoli”, anche questi devono seguire il regolamento, ma siamo più permissivi. E’ molto simpatico il ferragosto, quando spontaneamente nella strada numero 5 (quella centrale) tutte le tende uniscono i loro tavoli e fanno una grande tavolata, ogni famiglia cucina un piatto caratteristico della zona di provenienza e c’è uno scambio di questi piatti, noi offriamo il vino e la musica e dei fiori: è un rapporto molto bello! I miei nipoti giocano con i nipoti dei campeggiatori: il rapporto si è mantenuto nel tempo. Non tutti, ma la gran parte è ritornata nel corso degli anni; magari per un periodo andavano in qualche altra parte, ma poi tornavano e ho avuto soddisfazione sentendo alcuni dire, una volta tornati, scendendo dalla macchina “Ah, finalmente a casa!”. Tutto questo per merito anche di Lignano, perché è un posto dove si vive veramente bene, dove si è liberi e si può godere di tutto. Se si pensa che Lignano in 8 km offre tutto quello che nella riviera romagnola offrono in 60 km… noi siamo anche critici, verso il Comune, verso l’Azienda di Soggiorno, perché si vorrebbe sempre il meglio, però se si pensa che dai 6.000 abitanti si arriva qualche volta anche ai 300.000 come nella città di Trieste e dove tutto funziona, possiamo vantarci senza sbuffare.
Bisogna pensare che tutta quella che oggi è Lignano Pineta Lignano Riviera era tutta pineta, con piante piuttosto basse e con qualche sentiero che veniva usato dai cacciatori. Era un paradiso per i cacciatori: lepri, pernici, beccacce, fagiani che allora non venivano seminati, nascevano là. La caccia incominciava quando finiva quel minimo di stagione turistica che si aveva, e finiva a ferragosto. Da quel momento si andava a caccia: mio marito andava e portava a casa la lepre, io ero abituata a scuoiarla subito sull’albero; poi si mangiava dopo due o tre giorni, allora non c’erano i frigoriferi, c’era solo la ghiacciaia, quindi la lepre veniva lasciata fuori tre o quattro giorni e poi si mangiava. Il ghiaccio di solito veniva portato dalla ditta che forniva la birra e avevamo delle ghiacciaie dove si mettevano queste stanghe di ghiaccio che duravano tutta la giornata. Sotto c’era un recipiente che raccoglieva l’acqua e così la merce restava fresca, però questo comportava che bisognava andare a fare la spesa ogni giorno, anche due volte al giorno perché per esempio il burro si comprava un etto, anche mezzo etto altrimenti non durava. Questo veniva vissuto anche dai turisti perché negli appartamenti c’erano le ghiacciaie e i turisti si erano abituati a vivere così. All’inizio nel campeggio, nella zona chiamata “Abissinia” come dicevamo prima, perché non ci andava nessuno, c’erano molte tartarughe nere che probabilmente venivano giù dal Tagliamento e attraverso il bosco arrivavano là, ma non erano d’acqua perché là non c’era acqua. Praticamente qualsiasi campeggiatore o turista riprendeva la sua tartaruga e la portava a casa, poi all’improvviso sono sparite. Le vipere non le abbiamo più avute da quando abbiamo fatto lo “zoccolo” nel campeggio con la recitazione, prima passavano attraverso la rete e venivano giù sempre dal Tagliamento. Per difenderci dalle vipere, che comunque non erano un problema in quanto con la confusione scappavano, tenevamo assieme ai campeggiatori anche dei tacchini, perché questi le segnalavano. Questo succedeva nei primissimi anni.
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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004 |