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Istituto Comprensivo
"Giosuè Carducci" |
R. Questa è una bella domanda che ci porta nel cuore dei nostri argomenti, però io volevo riportarvi un attimo più in là: noi siamo nati e cresciuti qui e in qualche modo diamo per scontato che il rapporto tra le persone, tra gli uomini e le donne e l’acqua del mare, sia un rapporto normale, natural. In realtà storicamente non è sempre stato così. Perché Lignano potesse svilupparsi come stazione balneare, c’è stato bisogno, a livello storico più ampio, nella cultura e nella civiltà europea c’è stato bisogno di un recupero del rapporto, appunto, tra l’uomo e l’acqua che a un certo punto si è interrotto, c’è stato come un corto circuito. Voi avete studiato la storia romana e sapete che nel mondo romano le terme erano una componente fondamentale della città. Nelle terme, nell’acqua, nei bagni, il cittadino romano cercava la “sanitas” e la “voluptas”, la salute e le distrazioni, l’igiene e il divertimento. Però ad un certo punto questo rapporto non c’è più: viene il Medioevo e il Medioevo si allontana dall’acqua, le case sono poverissime, non ci sono più le terme che decadono, non c’è più l’acqua nella vita delle persone, tranne l’acqua naturalmente per bere. C’è uno storico francese Jules Michelet che ha scritto un libro dal titolo molto simpatico: “Mille anni senza un bagno”. Se voi andate nei grandi castelli, ma addirittura nei palazzi splendidi veneziani, voi cerchereste con grande difficoltà un bagno. Il Palazzo Ducale di Mantova ha un labirinto infinito di stanze, ma non c’è un bagno. Si racconta, e chi ha lo stomaco un po’ delicato pensi ad altro, si racconta che le principesse (avete visto i ritratti di epoca barocca) vestite in modo lussuosissimo avevano uno strato spesso di sporco, perché non si lavavano mai. Addirittura questo sporco serviva a non sentire il freddo: c’era il vestito e poi c’era un altro vestito naturale. Provate ad immaginare.. per quello poi si coprivano di profumi e di aromi, per nascondere quelli che erano gli odori del corpo che questa perdita dell’uso dell’acqua ha provocato. Allora voi capite che invece la civiltà balneare vive sull’acqua. Questo rapporto che si era interrotto perché il Medioevo aveva un cattivissimo rapporto dell’uomo con il proprio corpo, sparisce anche nell’arte, sparisce dappertutto. Se voi vedete nel Medioevo il corpo non si conosce più. Quel corpo che la civiltà romana, e prima quella greca, aveva saputo descrivere in modo splendido, non c’è più, sono corpi informi. Per avere un’immagine vicina, pensate all’ara di Ratchis a Cividale, sono quasi una sorta di fantocci, sono dei burattini dei quali si vedono soltanto le braccia e le mani grandissime. Invece, se ci fate caso, la civiltà balneare gioca, scopre il corpo, e allora succede che per arrivare a questo bisogna perdere la paura dell’acqua. L’acqua faceva paura per una serie di pregiudizi: si diceva “il ferro nell’acqua arrugginisce, quindi l’acqua è cattiva”. Si diceva “l’acqua entra nei pori della pelle, perché i pori sono dei forellini, perciò guai che l’acqua entri nei pori della pelle, quindi l’acqua fa male”. “L’acqua provoca lo scorbuto” che era una malattia, naturalmente non provocata dall’acqua, tipica degli uomini di mare, ma per mancanza di vitamina perché questi non mangiavano frutta e verdura ed era una malattia bruta che rendeva la gente incavolata; ancora oggi diciamo “scorbutico” per dire che sei intrattabile. Quindi l’acqua faceva male. Succede poi che verso la metà del 1700 c’è un cambio epocale molto importante: c’è l’Illuminismo. In Europa c’è il recupero della centralità dell’uomo, c’è il recupero della centralità anche della salute, della natura e quindi c’è man mano un recuperare la funzione terapeutica, salutare anche dell’acqua, del sole e di tante altre cose. Secondo voi dov’è che questo recupero avviene per primo? Avverrà in Inghilterra, evidentemente, perché è il primo paese che ha vissuto la civiltà industriale. La città industriale, la città, il lavoro nelle fabbriche, lo sfruttamento dei bambini: provate ad immaginar qualche film che avete visto, le ciminiere, le miniere di carbone. Questa assenza di natura che è tipica della civiltà industriale crea una grandissima fame di natura e quindi l’Inghilterra comincia ad avere bisogno di recuperare un rapporto con l’acqua e con la natura e il modello attraverso il quale si conforma la nuova civiltà balneare è il modello delle città termali. Il modello in assoluto è Bath, una città inglese, la città della scrittrice Jane Austin che ha scritto Orgoglio e pregiudizio e tanti altri romanzi. E questa città di acque ha uno stabilimento delle acque dove si va a bere, che è il modello, il prototipo sul quale si configureranno tutti gli stabilimenti in giro per il mondo. Ma la civiltà balneare ha addirittura una data di nascita: 1789 Re Giorgio d’Inghilterra, fa questo grande gesto eroico, al suono della banda reale che esegue “Dio salvi il Re” scende con un ridicolo e assolutamente orribile costume a righe bianche e nere e fa in assoluto il primo bagno di mare della storia. Il bagno di mare non lo fa direttamente, come si fa oggi, andando in acqua, ma va in acqua nascosto in una sorta di macchina, la chiamavano “machine”: una macchina da bagno che ad un certo punto era senza il pavimento, che nascondeva i bagnanti agli occhi della gente, per cui l’acqua saliva solo da sotto e, all’interno di questo gabbiotto, il re Giorgio III ha fatto il primo bagno di mare. Chiaramente questo avvenimento da un riconoscimento sociale a questo tipo di pratica: se lo ha fatto il re, lo potevano fare assolutamente anche tutti gli altri e da lì comincia, appunto, la civiltà balneare che nasce sulle coste inglesi (non a caso l’Inghilterra è un paese di marinai, paese che ha una grande dimestichezza col mare), poi all’inizio dell’800 punteggia le coste, prima del Mare del Nord, poi della Francia (Calis, diep? Sono città di mare), poi verso il 1850 comincia a fare capolino anche sulle spiagge italiane. Per quello che ho potuto ricostruire, da un punto di vista storico, il primo stabilimento balneare in Italia viene costruito nel 1828 a Viareggio. Tra il 1850 e il 1860, invece nascono Rimini e tutta la costa sostanzialmente romagnola. Però dobbiamo dire che all’inizio il mare è un grande dispensatore di salute, ma verso la metà dell’800 non veniva utilizzato così come avviene oggi. Ho trovato una notizia che mi sembra spiritosa: per stare bene non si dovevano superare 25-30 bagni per stagione (non ho mai capito perché!), prima di entrare in acqua meglio massaggiarsi lo stomaco con olio d’oliva, bere un bicchierino di rosolio e fare una lunga passeggiata all’ombra dopo il bagno. Ma i pericoli non erano tanto quelli dell’acqua: provate ad immaginare, i pericoli più grandi erano proprio le immagini delle bagnati (quando vi bagnate sotto la pioggia i vestiti aderiscono) siamo in una fase in cui si faceva il bagno praticamente in camicia da notte. Siamo nell’800, siamo ancora quasi in età vittoriana, ci sono dei romanzi in cui vedere anche solo la caviglia della donna amata provoca una sorta di turbamento. Quindi è la donna che si bagna che comincia ad essere inquietante, comincia a turbare la moralità. La circospezione con la quale i bagnanti si immergevano, la folla di spettatori che si davano convegno all’ora del bagno con la scusa di guardare le barche e di scrutare col cannocchiale l’orizzonte marino, ci dicono che le spiagge ottocentesche erano luoghi tanto desiderati quanto temuti: tutti lì a guardare l’orizzonte col cannocchiale mentre invece probabilmente guardavano altro. Perché lì il mare e soprattutto la spiaggia è un luogo limite: se ci pensate, la spiaggia è l’ultimo luogo che è stato umanizzato, perché la spiaggia è sterile, non si può coltivare nulla, è terra di strane presenze, c’è l’ululare del vento, quindi è terra anche di spiriti maligni, perché queste voci notturne… quindi è un luogo dove la mano dell’uomo non lascia traccia: camminate sulla spiaggia e dopo un attimo le vostre orme scompaiono. Quindi è il luogo più restio a lasciar imprimere il segno dell’uomo. Quindi quando noi diciamo “l’ultima spiaggia”, diciamo proprio questo (12.10)
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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004 |