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Istituto Comprensivo
"Giosuè Carducci" |
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"Il 900:il secolo di Lignano"
INTERVISTA A Doriano MORO
Qual è la prima immagine in assoluto che ritrae Lignano?
Penso che sia una scena di spiaggia con la gente nei costumi tradizionali dell’epoca, prima ancora che palazzi e alberghi. Diciamo che questa che noi vediamo è una delle prime immagini, ufficialmente, perché la ricerca fotografica che da noi dura da circa 20 anni, non è conclusa e ogni anno esce fuori un altro tassello che ci fa vedere aspetti nuovi che noi ancora non conosciamo. Cui che le à fate no savares, però il periodo al è il 1903: le partence le an fate di Maran, e an decidut di fâ un stabiliment di cure a Lignan par sanasi da la malarie che a jere in chei ains ta chê zone chi, parcè che chi a jere dute palût, par la cuâl an dite “fasin un stabiliment lì che la int a pol lâ a curassi”. Provin a descrivi chiste fotografie: chi sin esatamentri di front a viâl Italie di cumò, la zone e sares chê di front dal albergo “Marin”. Disin che l’albergo Marin al è il prin albergo costruit a Lignan e intal viâl Italie, che inta chei timps al jere dome un sentiêr, a passavin cui cavai, a vignivin dal puart lì ch’al è cumò e lì al jere il pontil di sbarco e la zent e vignive puartade fin tal stabiliment. Però, secont me a jerin doi i puntii di sbarco: uficialmentri no si sa, però io o ai analizât da li sfotografîs che a fasin viodi chel pontil chî cui barcions, alore secont me a sbarcjavin ancje davôr la teraze, in un secont timp probabilmentri, parcè che tal progjet iniziâl chi davôr a jere dome une scjale. Comunque in sostanze a sares la zone dal puart e la zone dal faro, chê, disin, ocupade al inizi da dute le vite di Lignan. O provi a descrivi ce che o viodi: chî sin ta la curve par rivâ tal faro vecju di Lignan. In prin plan viodin l’albergo Friuli che dopo a jè deventade la colonie di Lignan, parcè che chi a fasevin la colonie estive, prime ancjemò ch’a vignis fate tal ’40 cirche la colonie EFA-ODA. Di front a le terze a mâr viodin l’albergo Marin, in bande al è l’albergo Vittoria, e prime ancjemò viodin chê cjase che a confine cun la vile Zuzzi, che a jè stade la sede dal prin Municipi di Lignan. La fotografie che nô o viodin cun chestes personis che stan a cjalâ, a jè stade fate propit dal finestron dal ex Municipi ville Zuzzi. Mi pâr di no sbagliami se disi che vile Zuzzi a jè stade la cjase dal nodâr di La tisane, mi pâr che al si clamave Livio Zuzzi.
Qual è la consistenza che l’archivio fotografico che la vostra associazione ha organizzato?
Prima di rispondere a questa domanda bisogna analizzare un momento quello che c’è stato prima di questa raccolta. Io credo che ogni persona nella vita sia importante per quello che da agli altri e per quello che fa. I tasselli della vita sono tanti, per cui le cose cambiano senza che noi ce ne accorgiamo. Allora, partiamo dal desiderio di acquisire queste immagini e di cercarle. Io, per esempio, sono nato a Lignano e, finite le scuole elementari, sono stato messo in collegio, e a quei tempi il collegio non era una bellissima cosa, diciamo che era una moderna prigione. Ho frequentato il collegio a Cividale e a quei tempi era frequentato solo da orfani di guerra, per cui diciamo che eravamo anche poco seguiti. Eravamo il primo anno in 800, l’ultimo anno in mille e quindi potete immaginarvi la situazione. Sono partito all’età di 10 anni e fra collegio e militare a 20. a 20 anni, quando sono rientrato, ho avuto l’amara sorpresa di non trovare più la terrazza a mare, che sarebbe la seconda terrazza a mare di Lignano, sempre di legno e collocata non dove era la prima, ma bensì dove era l’attuale. Voi potete immaginarvi: partite, dopo qualche mese tornate, andate di fronte alla terrazza a mare, supponiamo quella di oggi, e trovate il vuoto totale, sparito tutto. Da lì è nato in me il desiderio di cercare la memoria, quello che io non ho vissuto, quello che non ho visto e ho perso io, ma abbiamo perso tutti. Quindi cercare un momentino le radici di noi stessi. Ecco, quello è il desiderio, però da soli queste cose non si fanno, magari si possono pensare, si possono desiderare, ma non si possono fare. Diciamo che con il tempo arriviamo più o meno al ’78, quando io ho conosciuto il maestro Dallagiacoma e assieme a Gigi Paterni abbiamo fondato un circolo fotografico che si chiama “Fotocineclub Lignano”. La cosa è nata nel ’78, ma solo nell’81 abbiamo stipulato l’atto notarile. Quindi noi è da oltre 20 anni che facciamo queste cose e, contrariamente a tutti i circoli fotografici, noi ci siamo messi a disposizione della biblioteca e abbiamo cercato di collaborare con questa Istituzione. Da qui è nata l’iniziativa “raccolta immagini”; posso tranquillamente dirvi che il 70-75 % delle immagini vecchie di Lignano sono state raccolte dal nostro circolo fotografico. Come sono state raccolte? Anche qui subentra il tassello della “vita che cambia”. Io, inizialmente, avevo cominciato a lavorare per il Comune per un censimento e chi aveva iniziato con me era rimasto poi in Comune; personalmente l’area ristretta di quattro muri non mi andava bene per cui ho voluto mollare tutto ed ho ripreso l’attività di mio padre nella consegna a domicilio di bombole di gas e questa è la cosa più importante della mia vita, perché tramite proprio questa mia attività io ho potuto avvicinare le persone e parlare con loro. Diciamo che fondamentalmente la mia curiosità del sapere e del dialogare con le persone mi ha portato ad acquisire tutte le informazioni necessarie per arrivare alle fotografie. Come convincere le persone a tirar fuori dai cassetti i propri tesori perché le immagini delle famiglie sono tesori di famiglia, o per lo meno questo lo sono state per parecchi anni, perché fotografare era un privilegio solo dei ricchi un tempo, per cui a Lignano erano per la maggior parte famiglie di contadini o giù di lì. Non avevano le possibilità e gli venivano regalate dai padroni o dai turisti queste immagini che loro custodivano gelosamente. Siamo riusciti a farcele prestare e, assieme a Ivana Battaglia e alla Biblioteca, le abbiamo riprodotte in maniera artigianale e Giovanni Passalacqua ne sa qualcosa perché moltissime delle immagini in bianco e nero sono state stampate da lui, proprio a quei tempi perché anche lui faceva parte in un secondo tempo del Circolo fotografico. Quindi è fatto da tutta una serie di componenti di persone. No vin mai finit, par esempi doi mês fa jò o ai recuperât oltri 250 imagjinis, di cui almancul une decine completamenti ineditis, par la cuâl 2000 imagjinis. Jo o crot che un tiarz al sedi proprit fotografiis di famee e l’argoment al è plui che altri la vite contadine di chê volte, disin i ains ’30 e ’40; parcè che fin cumò sin rivâts intôr al ’60, dopodiché si sin fermâts, parcè che senò al jere un lavôr infinit. Dato che nun o sin dute int che a lavore, il timp libar lu dedichin al hobby. Un tiarz al è di fotografiis di famee e doi tiarz di cartolinis. Dopu a jè un’altre cuantitât che, disin, son progjets, documents e che robe lì a è stade acuiside no dal Fotocineclub, ma da la Biblioteche tramite il Museo di Udin o l’Archivi Brisighelli, o roba dal gjenar. Posso aggiungere una cosa: se oggi Lignano ha una storia scritta, è dovuta essenzialmente al lavoro che ha fatto il Fotocineclub e alla ricerca che ha fatto il nostro circolo fotografico. Io, personalmente, contrariamente a quello che si fa di solito, non mi sono soffermato all’acquisire le immagini, ho voluto vedere per esempio nelle cartoline quello che c’era scritto dietro. Perché quello che c’è scritto dietro è molto più valido e molto più importante dell’immagine stessa. Leggiamo per esempio questa fotografia che risale al 1914: c’è scritta la data sopra perché oggi noi diciamo “ciao, mandi e via”, invece una volta scrivevano tutto, un poema. Questa è dell’11 giugno 1914, l’indirizzo “Illustrissima famiglia contessine Del Mestre Medea Friuli austriaco”: ecco che qui si vede un aspetto diverso del Friuli, noi eravamo sotto il dominio austriaco e difatti questa Terrazza a mare, non sono ancora riuscito a sapere perché, è stata distrutta poi dall’esercito austriaco nel 1918, probabilmente perché loro avevano il quartier generale nel periodo bellico proprio di fronte, nell’albergo Marin; magari gli dava fastidio la vista del mare, per eventuali sbarchi del nemico ecc., quindi l’hanno distrutta. Non penso l’abbiano distrutta per desiderio di far piazza pulita delle cose d’altri. Ecco che quindi, vedere quello che scrivevano un tempo nelle cartoline, ti fa entrare in una dimensione nuova e anche ti fa capire qual era il rispetto del popolino verso le autorità, verso le persone, se davano del voi o del lei. Se io dovessi leggere che cosa hanno scritto qui, per esempio: come dicevo era indirizzata alle contessine Del Mestre, questa era la loro babysitter, la loro cameriera e non faceva altro che ringraziare per la bontà loro di averla portata al mare. Loro l’avevano portata al mare per lavorare, però lei era “ricca” perché era in ferie, capite? Poi che cosa scrivevano? Scrivevano del micidiale pesce ragno che era in agguato nelle acque profonde, queste cose qua. Poi le poesie sul davanti delle fotografie: “affluvio d’acque di mare, di sole”… cioè erano parole semplici. Un’altra cosa che mi ha colpito, per esempio, come dicevo prima, Lignano e i luoghi intorno a Lignano erano palude, con serpi, volpi, zanzare, ecc. e nel periodo del fascismo Mussolini aveva iniziato la bonifica di queste terre e un turista che passava attraverso la zona di bonifica scriveva: “ti mando i saluti da Lignano, questa meravigliosa spiaggia. Vi si giunge attraversando queste meravigliose terre di bonifica”, cioè noi diciamo “quel brutto posto paludoso” e loro “magnifiche terre di bonifica”: ti fanno capire il clima.
Quali sono stati i fotografi più importanti che hanno fotografato Lignano? (17.10)
Diciamo quelli che vengono in mente a me: sostanzialmente Brisighelli ha fotografato Lignano, perché ci sono stati anche diversi altri fotografi, ma hanno trascurato Lignano. Diciamo che Brisighelli era ammanigliato con tutta l’elite e la crema della vita mondana di un tempo, quindi veniva sempre chiamato lui. Io ho guardato un po’ in giro, ci sono poi dei nomi che sono venuti in un secondo tempo, per esempio c’è Pignat di Latisana e alcuni altri. Però la Lignano ufficiale è stata fotografata essenzialmente da lui. Tutte le altre fotografie sono per lo più fotografie amatoriali, fatte dai fotografi come noi, “quelli della domenica”. Poi ci sono stati altri piccoli fotografi, ma di poco rilievo.
Che risalto hanno avuto le vicende mondane di Lignano sulla stampa del periodo? (18.34)
Bisogna dire che negli ultimi 15-20 anni Lignano ha perso un momentino di mondanità. L’ultimo grosso episodio che Lignano ricorda di una certa rilevanza è stato l’inaugurazione del Parco Hemingway, quando abbiamo avuto come ospiti i figli e i nipoti di Hemingway. Chi non si ricorda Margot Hemingway, che era anche un’attrice. Ecco, questo è stato l’ultimo episodio grosso. C’è stato prima di questo il vuoto e dopo di questo il vuoto. Poi dobbiamo andare indietro agli anni ’60, quando ogni sera c’era qualcosa io ricordo Ornella Vanoni, i vari pugili, c’era Vecchiato, Nino Benvenuti: avevamo l’elite. Avevamo squadre di calcio che venivano appositamente a Lignano ad ossigenarsi. Con il tempo abbiamo perso tutti questi contatti perché non siamo più stati una spiaggia d’elite. Il motivo? Il motivo è questo: diciamo che una volta la vacanza era per pochi, poi il progresso (che sostanzialmente è sempre un regresso in qualche modo), ci ha portato ad appiattire: tutti possono fare tutto, tutti hanno sempre ragione. Per cui Lignano era una spiaggia per tutti e chi si sentiva un gradino in più, ha scelto altri lidi. Episodios che dopo an risaltât, che mi recuardi jo, la alzade dal puint di Bevazzane par separasi dal Comun di Latisane: lì a je stade une robe clamorose, mi par che al fos il ’59. Altris robis tal ambit fotografic no mi risultin. Filmats no vin. Al è alc in Biblioteche o, se covente, si va in prestit a Pordenon lì ch’al è un archivi storic. Secont me, la cartoline par Lignan al è dut, parcè che propit cun la acuisizion e le riproduzin da lis cartulinis o vin ricostruit la storie di Lignan parcè che davôr da li scartulinis vin la date, vin le localitât, par esempi chi i vin Medea Frili austriaco, vin dai episodis che esaltin la situazion di chê epoche. Jo o aprofiti di che domande chi parcè che volares fa une denuncie del progres atuâl. Il pericolo futuro delle nuove generazioni sta nel digitale: la fotografia digitale è fantastica, e iude tant a migliorâ le cualitât des fotografiis, però e à un pericul. Par esempi une volte un al faseve une gite e al scriveve une cartoline, cumò un al fâs une gite e al mande un SMS. Opûr al mande une fotografie “guarda che bello è questo paese”, a cjase a ricevin il messagjo cu le fotografie, lu cjalin e lu butin vie, par cui se nô par vincj ains o vin cjatat alc par fermâ la memorie, li sprossimis gjenerazions no varan nuje. Quindi un apel che jo o fas ai gjovins al è chel chî: continuâ a scrivi, continuâ a fevelâ insieme, lassâ sta il telefonin, lassâ sta in part la fotografie digjtâl, continuâ a comunicâ parcè che cumò no cumunichin plui. Jò o volares dî un altre robe: cumò nô imagazinin dutis lis informazions, dutis li sfotografiis inta un CD; fra 50 ains, savesu dimi se al è pussibil lei chel CD? Vualtris cjatais un CD intune valîs te subite, se fasesu? Cjapâ e dutâ. Invezit a me mi è sucedût no tans ains fa, 4 o 5, di entrâ in posses di une robe importantissime, lis lastris che a ritraevin l’inaugurazion dal puint di Bevazzane, fevelin dal 1920 cirche. A distanze di 80, cuasi 100 ains, jò o ai li slastris, li spuarti dal fotografo e podin riprodusi ce che o viodin ta la lastra. Un doman no si sa. Il digital al è une concuiste maraveose, però al è il principi da la fin da la memorie, secont me. Podares sbagliami, ma no crôt. Nelle cartoline precedenti gli anni ’60 troverete un sacco di informazioni. Dal ’60 in poi “Ciao, mandi, stami ben” e finide lì. Ma quelle cose le diciamo anche oggi, perciò impariamo, quando viaggiamo a scrivere qualche cosa in più, qualche notizia in più, le vostre sensazioni, quelle che avete dentro e soprattutto quando fate una fotografia e la stampate, scriveteci dietro la data che è importantissima, perché chi la riceverà dopo avrà delle testimonianze del territorio. Pensate: solo l’anno scorso io sono riuscito a completare parzialmente il quadro degli anni ’20 a Lignano Sabbiadoro; riuscire a capire che cos’era Lignano Sabbiadoro negli anni ’20. Pineta sapevamo che era solo un bosco, però di Sabbiadoro non sapevamo. C’era un contorno di alberghi e ville di lusso nel lungomare; all’interno c’erano due o tre case, l’Albergo Stella che si trovava nello stesso punto in cui si trova adesso. L’Albergo Stella era collegato con il tram a cavalli e nel mezzo, dove c’è via Udine adesso, c’erano campi: si vedono delle cartoline con contadini che coltivavano questi campi. Quindi cento metri più avanti c’era il turismo d’elite, cento metri più indietro c’erano ancora i contadini che vivevano della coltivazione dei campi. Perciò le fotografie e le cartoline danno grossissimi messaggi e ricostruiscono per filo e per segno tutto quello che oggi noi sappiamo. Vi dirò di più: l’osservare le cartoline e le fotografie che ho ricevuto ha cambiato il mio modo di fotografare; mentre quando ho iniziato fotografavo con obiettivi molto spinti, cioè teleobiettivi che ritraevano le persone e tutto il resto non mi interessava, il desiderio poi di vedere dove erano collocate queste persone mi ha spinto a prendere obiettivi grandangolari. Grandangolari significa documentare anche il paesaggio in giro, perché che senso ha vedere una fotografia dei primi del ‘900 dove c’è il nonnetto con i baffetti come usavano una volta se non sai né chi era, né dove era né perché l’ha fatta; se invece il nonnetto è come quelli di quest’immagine possiamo dire: era in spiaggia, aveva il vestito della festa, ecc. pensate che a noi anni fa era venuto un dubbio: non trovavamo un albergo, c’era l’Albergo Centrale che tutti sapevano esisteva a Lignano e nessuno sapeva dove; poco tempo fa ho scoperto che quell’albergo non era altro che una casa che cambiava sempre nome. Quest’albergo si trovava esattamente di fronte a dove c’è l’Albergo Italia oggi, si chiamava Albergo Centrale una volta, poi “Dopolavoro ferroviario”, poi “Succursale dell’Albergo Italia”, poi “Hotel Miramar” e via dicendo e non era altro che la Villa Paolini. Paolini era un editore di Latisana che stampava cartoline. Un altro esempio: io ho scoperto che la Villa Zuzzi era proprietà di un notaio perché quando sono stati emessi i certificati delle azioni della Società “Bagni Lignano”, che sono state fatte nel 1908, la firma del notaio era Zuzzi di La tisana. Ecco tutte queste piccole cose qui fanno un tassello e ti raccontano la storia.
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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004 |