Istituto Comprensivo "Giosuè Carducci"
Scuola Secondaria di Primo Grado
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"Il 900:il secolo di Lignano"

Intervista a
 

Paolo Nicoloso (Architetto ...

 

            I fondatori dello stabilimento arrivano da Marano, arrivano attraverso la laguna via mare, perché è molto più semplice e veloce raggiungere Lignano. Questo ha fatto sì che lo sviluppo di Lignano parta dall’estremità orientale della città, quindi in una posizione che a noi adesso sembra poco ragionata, non baricentrica rispetto invece all’arrivo attuale che è un arrivo via terra e quindi un arrivo da La tisana, Pertegada e via dicendo.

 

D.  Nel suo libro “La città inventata” lei afferma che nella storia “non lineare” di Lignano si possono riconoscere tre inizi a cui far corrispondere tre idee predominanti di città. Ce li può illustrare?

            Il primo inizio avviene nel 1903 ed avviene da parte di un gruppo di imprenditori che fa riferimento anche ad un capitale veneziano ed è l’inizio che coincide appunto  con la fondazione del primo stabilimento balneare, che poi verrà aperto nel 1904. Un inizio molto difficile: non c’è ancora un turismo balneare ed è un inizio che va a completarsi, a morire con la I Guerra Mondiale.

Un secondo inizio avviene verso il 1923: questa volta il gruppo promotore è un gruppo con capitale friulano, figura di spicco è l’architetto Provino Valle. Questo gruppo promotore fonda per la seconda volta Lignano; la “Terrazza a mare” di Provino Valle del 1924 è l’edificio senz’altro più significativo di questo secondo inizio. Dietro questa seconda iniziativa c’è anche un progetto molto più ampio, più organico di sviluppo della città. Provino Valle comincia a redigere una serie di piani regolatori e uno di questi penso sia parecchio interessante perché prevede uno sviluppo economico della città di Lignano, non solo di tipo turistico ma anche legato al mondo agricolo e alla pesca.

Il terzo inizio è quello che avviene verso la metà degli anni ’30. Il capitale privato non è sufficiente per far decollare la città e interviene il capitale pubblico. A Lignano c’è una serie di lavori che riguardano la darsena, che riguardano il Lungomare e che riguardano soprattutto anche la Colonia Marina che viene progettata nel ’34 e viene inaugurata nel ’39 che lanciano realmente Lignano come centro turistico

 

D.  Lei è stato curatore della mostra dedicata all’architetto Marcello D’Olivo che negli anni ’50 ha interpretato il rapporto tra l’uomo e l’ambiente  proponendo simbiosi innovative. Ci può parlare di questa figura di architetto artista?

Senz’altro la figura di Marcello D’Olivo è una figura non usuale né nel panorama regionale né in quello italiano. E’ una figura estremamente particolare, un “irregolare”, uno che si pone dei problemi molto più ampi rispetto a quelli che di consueto si pongono gli architetti. D’Olivo si interroga sul significato stesso del fare architettura e l’architettura non è solo limitata alla singola abitazione, ma  coinvolge l’intero ambiente del territorio in cui si situa. Credo che il piano per Lignano Pineta, questo piano “a spirale” sia significativo di questa visione dell’architetto, quest’architetto che sceglie una forma completamente inusuale per l’urbanistica, che fa un piano probabilmente concepito a dimensione di automobile, un piano che ha una forma a spirale quindi di per sé labirintica. Tutti questi aspetti ci fanno capire che abbiamo di fronte una figura diversa, anomala: una figura molto ricca e nello stesso tempo anacronistica, nel senso che molte delle sue idee, delle sue proposte rimarranno sulla carta.

 

D.  Quali sono stati gli altri architetti che hanno operato a Lignano, visto che lei afferma che la città balneare è stata una sorta di osservatorio particolare per l’architettura in Friuli ? (5.08)

A Lignano troviamo diversi architetti: abbiamo parlato di D’Olivo, c’è Provino Valle, l’architetto del primo periodo di Lignano; altra figura senz’altro interessante è il figlio di Provino Valle che è Gino Valle, per due edifici: le Terme, ma secondo me in particolare per una casa che adesso è stata distrutta, una cooperativa per muratori che poi era una casa di vacanze, però collettiva, che viene progettata nel ’48-49 ed è un edificio molto interessante perché Valle è capace di tenere assieme sia una ricerca su elementi spaziali d’architettura locale, sia riferimenti dotti e ricercati a quelli che sono invece l’esperienza europea. Altra figura di estremo interesse, forse colui che coglie meglio lo spirito di Lignano, è l’architetto Gianno Avon che interpreta, forse meglio di tutti, quelle che sono le istanze della borghesia che negli anni ’50 e ’60 vuole costruire le proprie abitazioni a Lignano e che vede appunto nell’architettura un simbolo del proprio raggiunto benessere economico. Altra figura di estremo interesse è la figura di Luigi Picconato che è autore di alcuni progetti, anche del piano urbanistico per Lignano sud. Luigi Picconato è la più importante figura nel campo della cultura urbanistica in Italia negli anni ’50 e fa questo piano per Lignano sud che è un piano fortemente polemico con il piano a spirale di D’Olivo. Per cui anche questo confronto fra questi due piani mette in rilievo anche il confronto fra due personalità molto diverse: quella di D’Olivo e quella di Picconato. Altra figura che lavora a Lignano è quella di Daniele Calabi, che mostra un grande interesse soprattutto per gli aspetti territoriali, per la morfologia del territorio: suo è il progetto per le Terme. Altro architetto che lavora a Lignano, ad esempio, è Simonitti, che è un architetto invece delle valli . A Lignano ci sono moltissimi architetti che vi lavorano: c’è Medena, c’è Zanini.

 

D.  Al giorno d’oggi, in questo periodo, Lignano è ancora questo osservatorio che è stato negli anni passati? (7.51)

Secondo me questo lo è molto meno perché c’è stato un salto, una frattura: ora la quantità ha preso il sopravvento sulla qualità. Mentre fino agli anni ’60 era la qualità che faceva la differenza, dopo è la quantità.

 

D.  In questi giorni è nelle librerie, per edizioni “Biblioteca dell’Immagine”, la sua opera “Lignano, guida all’architettura”: nella prefazione lei dice che Lignano è un luogo della modernità, voluto dalla modernità, per curare sé stessa. Che cosa intende dire? (8.30)

Dico, appunto, che Lignano è un luogo della modernità, ma è anche un luogo dove la modernità cura sé stessa. Questa riflessione parte da questa considerazione: mi sono chiesto che cosa significa che centinaia di migliaia di persone si riversino verso il mare, sulle spiagge. Questo non avviene, ovviamente, solo a Lignano ma avviene anche in altre realtà europee o americane. Che cosa significa questo? E’ come un tentativo di riconciliarsi da parte del corpo verso la natura e questa voglia di cercare un rapporto con la natura dimostra una crisi, che poi è una crisi della nostra cultura moderna e che non sa accettare, che ha escluso le ragioni del corpo e quindi ha bisogno di trovare dei momenti per conciliare questa frattura. Una crisi che probabilmente è una crisi della nostra ragione classica, una crisi che deriva dal pensiero cartesiano del  “cogito ergo sum”, perciò tutto ciò che è razionale fa parte del nostro mondo, ciò che non è razionale viene escluso. Ecco, le ragioni del corpo sono le ragioni che sono escluse dalla nostra cultura e le ragioni del corpo in qualche modo vengono curate in questi luoghi. Credo comunque sia senz’altro un palliativo perché non è così che si possono risolvere i problemi.   

 

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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004