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Istituto Comprensivo
"Giosuè Carducci" |
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"Il 900:il secolo di Lignano"
Lisetta Zuccato (ex dipendente del Comune di Lignano Sabbiadoro)
Nessuno di voi era nato nel 1976, ma penso che abbiate sentito parlare del terremoto. Anche noi lo abbiamo sentito qui a Lignano, eravamo anche abbastanza spaventati perché non riuscivamo a metterci in contatto con i parenti, con gli amici. Non sapevamo cos’era successo. Ma l’avventura di Lignano con il terremoto è incominciata il 7 maggio. Il 7 maggio di mattina sono incominciati ad arrivare i primi sfollati. Le prime persone che sono arrivate sono state due donne che provenivano da Gemona. Erano ferite, insanguinate non avevano niente con loro e chiedevano aiuto; non avevano soldi, non avevano documenti, non avevano niente. E nel giro di poche ore è arrivata una massa di sfollati: erano sporchi, qualcuno era ferito, avevano tutti paura, erano senza documenti, senza soldi. Era una tragedia e noi eravamo lì e non sapevamo cosa fare, ci sentivamo inadeguati ad affrontare la situazione, non sapevamo cosa fare per aiutarli. Abbiamo avuto un momento di incertezza e poi abbiamo incominciato a darci da fare. In quel momento è venuto fuori Lignano, il cuore di Lignano. Lignano che era abituata solo a ricevere ospiti che portano soldi, a lavorare per il denaro, in quel momento si è trasformata: si sono aperti gli alberghi, si sono organizzate delle mense e si è dato conforto e solidarietà a questa gente che veniva. Sono stati dei momenti difficili, ma dei momenti che io ricordo con piacere perché si è capito che Lignano non era soltanto il lavoro e il profitto. Noi Lignanesi ci siamo ritrovati. Io non conoscevo Ivana, l’ho conosciuta a causa del terremoto (o per merito del terremoto in questo caso), perché vivevamo ognuno nel nostro piccolo angolino e lì abbiamo invece incominciato a conoscerci fra di noi e penso anche che abbiamo incominciato lì a raccogliere la nostra comunità. Abbiamo incominciato a conoscerci e a interrogarci su quello che eravamo.
Ivana: Lisetta ha detto una cosa fondamentale: è “l’altro” che ci fa conoscere noi stessi. Pensate: Lignano, la comunità di Lignano, ha avuto (ed è una cosa a cui non avevo mai riflettuto) bisogno degli altri, di questa gente che era ferita, per farci capire quello che noi non eravamo, cioè una comunità. Perché non avevamo conosciuto a Lignano, e voi stessi siete testimonianza di questo, Lignano con una sorta di vestito da arlecchino coloratissimo perché la gente viene da tutto il mondo, da tutta Europa, da tutte le regioni d’Italia. E questa sarebbe una ricchezza, però se questa gente non si parla, non si incontra, se mancano momenti di confronto e di aggregazione, questa è una povertà, perché non capiamo il linguaggio dell’altro. Allora questo gruppo di persone, disperate, perché io ricordo erano disperate però al momento con una grande voglia di vivere, una grande voglia di ricominciare, di fare, hanno dato a noi la sensazione di quello che ci mancava. Noi avevamo tutto, però forse quell’amore per il proprio paese, quella voglia di ritornare, quella voglia di ricominciare noi non ce l’avevamo e guardando loro, guardando l’altro, abbiamo capito il pezzo di noi che ci mancava. Non a caso era il 1976, nell’81 un gruppo di lavoro, anche fatto da persone che hanno lavorato, che hanno dato una mano per il terremoto, si è messo insieme per incominciare a costruire a mettere insieme la storia di Lignano: le prime fotografie, le prime cartoline, la prima mostra fotografica su Lignano l’abbiamo fatta nel 1981. Erano passati quattro anni, il tempo anche di raccogliere queste immagini, ma forse la prima sollecitazione, la prima spinta ce l’hanno data proprio questi amici terremotati che venivano da altre realtà: da Artegna, da Gemona, da Osoppo, da Montenars e che avevano perso tutto però non avevano perso la loro identità, il loro sentimento d’appartenenza. E ci hanno aiutato, anche noi a Lignano, ad elaborare la nostra identità e la nostra appartenenza.
Lisetta: dopo i primi momenti si è messa in moto anche la macchina ufficiale dei soccorsi e i lignanesi, era maggio, hanno pensato alla loro “stagione”, però a settembre ci sono state altre due gravi scosse e c’era l’inverno che avanzava: bisognava sistemare tutte queste persone. Allora si sono aperte, più o meno spontaneamente, le case dei lignanesi, gli appartamenti dove gli sfollati hanno potuto passare l’inverno. Lignano si è trasformata: da una piccola comunità che durante l’inverno conta 5/6.000 abitanti è diventata un grosso paese; invece di andare in vacanza i lignanesi si sono dati daffare per aiutare queste persone ad affrontare i loro problemi. Avevano bisogno di tutto: avevano bisogno della casa, avevano bisogno del vestiario, avevano bisogno anche di essere aiutati moralmente perché era stato un grande disastro. Tantissime persone, a parte i morti, erano rimaste proprio senza niente e Lignano si è data da fare. Ha condiviso i loro problemi, ha messo a disposizione le case, le strutture, ha organizzato le scuole, ha organizzato i trasporti perché, per esempio, le persone giovani erano rimaste sotto le tende e nei prefabbricati anche durante l’inverno, mentre a Lignano erano arrivati i bambini, i ragazzi e gli anziani che venivano qui dove avevano maggiori possibilità di passare un inverno abbastanza buono. Dopo l’inverno gli sfollati sono rientrati nelle loro case, mentre alcune famiglie sono rimaste e ci sono ancora a Lignano. Poi è incominciato anche un rapporto di amicizia fra i lignanesi e le persone che sono venute qui sfollate: ancora oggi rimangono delle amicizie, dei ricordi comuni; insomma abbiamo passato un inverno come una grande comunità, con tutti i loro problemi e con tutta la nostra disponibilità. Io all’epoca ero segretaria dell’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza) e avevo organizzato, diciamo così, i soccorsi a queste persone: praticamente, tutti quelli che arrivavano si rivolgevano al mio ufficio per avere l’assistenza e l’aiuto. Poi ci sono state naturalmente altre strutture che si sono occupate dell’assegnazione degli alloggi. Poi abbiamo avuto anche un seguito che si è trascinato per molti anni perché ci sono stati problemi finanziari e tutti i problemi che comporta un avvenimento del genere. A Lignano, per l’inverno, sono arrivate circa 100.000 persone, un grosso “paese”: avevano raggruppato i paesi in alcuni quartieri di Lignano in modo che la comunità non fosse dispersa. Analogamente le scuole avevano raggruppato le classi secondo i paesi, per mantenere il tessuto sociale. A maggio le popolazioni erano quasi tutte rientrate, perché c’erano le tendopoli e a Lignano incominciava la stagione; in maggio e giugno sono rimasti qui ospiti alle colonie e in vari alberghi, poi sono rientrati. Ma sono rimpiombati proprio in massa in settembre, dopo le altre scosse.
Il 2 settembre 1965 era ancora piena stagione turistica. Per la prima volta si sono rotti gli argini del fiume Tagliamento a Latisana e c’è stata l’alluvione che ha isolato Lignano. L’ha isolato: ci siamo ritrovati prigionieri della penisola. Eravamo tornati “ai tempi”, quando ancora non c’era il ponte (ricordate quando c’era il ponte girevole a Bevazzana?). ci siamo ritrovati che i turisti che erano ancora qui a Lignano, si dovevano portare i generi alimentari, il pane soprattutto, da Marano. E portavano il pane da Marano con le barche: ci siamo ritrovati in questa situazione. E quella è stata la prima alluvione; la seconda, che è stata più disastrosa, ci sono stati anche dei morti ed è successa il 4 novembre 1966, il giorno che a Lignano si faceva la cresima. C’è stata anche la necessità di ospitare delle persone che per l’inverno avevano l’urgenza di avere degli alloggi. Molti latisanesi sono andati da parenti, sono andati in giro, ma qualche migliaio sono venuti a Lignano e li abbiamo ospitati in alcuni alberghi, in alcuni condomini e hanno passato qui l’inverno. Quella volta non c’è stato molto coinvolgimento della popolazione: si è trattato soprattutto dell’Amministrazione Comunale e delle Istituzioni che hanno provveduto a sistemare queste persone, ma poi, non che fossero abbandonati a sé stessi, ma non avevano le necessità che avevano avuto i terremotati: abbiamo dato solo l’ospitalità abitativa a queste persone, che poi potevano andare ogni giorno a Latisana a pulire le case. Avevano bisogno solo di avere un alloggio per dormire durante la notte ed abbiamo avuto questa esperienza anche in quell’occasione, ma non ha coinvolto la popolazione
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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004 |